giovedì 22 luglio 2010

Recinti virtuali. La rete senza confini

Teorizzando

LA RETE NON HA PADRONI?
Il contributo della rete alla salvezza di una nazione dal suo tiranno potrebbe essere stato tutto un test per raccogliere informazioni sulla pericolosità di internet per le future dittature globali?


Il declino del premier italiano (Silvio Berlusconi) arriva con i primi sondaggi di luglio.
Perfino i suoi fedelissimi elettori sembrano risvegliarsi dall'incantesimo.
Nulla pare più rendere l'uomo di Arcore l'uomo d'acciaio inattaccabile.
Ma come per ogni super eroe esiste la sua criptonite. La rete, nel suo insieme, è un unico sistema di connessioni sociali, dove non esistono intermediari assoluti. Ogni forma di potere ha un punto debole che è il suo numero.
Per mantenere il potere centralitario non può venir distribuito oltre un certo numero di persone. Questo creerebbe difatti scismi e conflitti interni. Un minuto numero di famiglie di potere deve controllare milioni di individui con il controllo culturale. Un arte raffinata che ha spinto la specie umana a migliorarsi sempre più nell'arte della manipolazione.
Il controllo lo si ottiene distribuendo conoscenza misurata e creando i supporti ideologici per mantenere gli istinti di massa sotto controllo. Tale controllo però è compatibile con la rete informatica globale?
Il potere si è scontrato contro la tecnologia, una sorta di test, di battesimo del fuoco per fare esperienza?

Il caso italiano potrebbe essere visto anche in questi termini.
Altre dittature nel mondo hanno da subito attaccato la rete con le cesoie, fisicamente e tempestivamente, avvertendo in essa un ostacolo non arginabile al controllo. In italia timidi tentativi in tal senso hanno sempre spaventato i criminali al lavoro nel governo per via delle implicazioni politiche in europa e dell'intervento europeo diretto se un simile decreto fosse mai stato applicato.

Ora i sondaggi danno il premier in netto declino, anche dai suoi fedelissimi elettori, che fino a qualche mese fa scesero in piazza a rendere omaggio al loro capo. Un armata brancaleone formata da mercenari, estremisti, evasori e delinquenti generici, riempendo per un decimo la piazza a loro dedicata per il regale omaggio.
Il cambio di rotta dei suoi elettori non significa che essi hanno inteso le vere intenzioni del governo di fare i propri interessi a discapito di quelli nazionali, hanno semplicemente avvertito un indebolimento del premier dal punto di vista autoritario. Dopo l'arresto della 'ndrangheta al nord in lombardia, che simboleggiava il braccio armato dell'illegalità culturale italiana, Berlusconi si è trovato nudo. I suoi elettori "complici" del suo operato non si appoggiano più a un capo che è stato incapace di proteggere la rete criminale del nord dagli attacchi dei magistrati antimafia. Ecco il cambio di rotta, il gioco non vale più la candela, meglio fingersi persone civili e non affidarsi a un boss così debole.
Questo è quello che realmente è avvenuto. Nessun risveglio di coscenza, il capo è debole, non conviene più seguirlo nelle sue folli idee di conquista. La democrazia si è dimostrata forte anche in un paese dove non ha goduto mai del pieno appoggio dei suoi cittadini.

La rete si dimostra un mezzo che si genera e si alimenta dal basso, che ha azione diretta sui temi trattati e sulla diffusione delle idee o delle informazioni senza filtri. Ma questo mezzo è a doppio taglio, da una parte può affossare una dittatura, che come un tumore viene stroncato prima che si sviluppi (l'esempio italiano), dall'altro è uno dei più potenti mezzi di persuasione della storia.
Facendo il confronto con la televisione internet è migliaia di volte più persuasivo. La difficoltà di manipolazione in rete ai fini propagandistici e di controllo di massa derivano dall'appiattimento delle gerarchie di sistema. Cioé dove i mezzi per diffondere un ideologia possono essere diffusi con gli stessi canali da chiunque non sia stato scelto per i giochi, sia al potere che all'opposizione.
Se analizziamo bene la rete e la sua evoluzione essa ha formato i più immensi monopoli mediatici mai creati dall'uomo con le televisioni. Google come principale motore di ricerca mondiale, YouTube che controlla l'80% del materiale video in rete, FaceBook che controlla (e molto invasivamente) i social network.
Siamo così convinti che la rete sia un posto così popolare quando utilizziamo tutti sempre gli stessi canali comunicativi gestiti da sole tre aziende multinazionali?

In Birmania, Cina, Iran la rete è controllata con le forbici dal governo, è possibile fare ciò per la mancanza di una democrazia e dei diritti fondamentali già eliminati in precedenza dai loro governi. In occidente si utilizza forse questo modello per erigere i recinti del controllo e filtro ideologico?
Teorizzando di complotti non si può fare a meno di constatare quanto questi mezzi siano potenti, e quanto questo potere sia in mano a pochi.
Ancora nessuno ha sviluppato la rete con un modello più flessibile. I video potrebbero essere archiviati da società di server che non fanno riferimento diretto a società di servizio. Youtube non è null'altro che il sistema di connessione e interfaccia per i video archiviati, non era di certo necessario che ne diventasse il proprietario. La rete doveva essere concorrenziale, i portali dovevano fungere da noduli di interconnessioni, dove nessuno era padrone di nulla.

Potendo scegliere uno decideva se cercare video tramite l'interfaccia utente e il motore offerto da youtube oppure passare a youpipe. Questo non è avvenuto, la rete ha confini, blindature, proprietà fisiche. Tutto l'opposto dello spirito dei pionieri universitari che hanno contribuito a diffonderla come patrimonio dell'umanità.
Il modello attuale è forzato, recinti virtuali sono ovunque in rete, mentre sempre più persone si affidano a queste aziende monopolistiche per i propri accessi. Se proviamo a guardarci attorno nel cyberspazio noteremo stringersi sempre di più un confine, che crea corridoi, strettoie e viicoli ciechi in un mondo virtuale dai confini teoricamente infiniti.






Estratto del giornale online ilfattoquotidiano.it del 21/07/2010

Urla e fischi: lo spot non incanta più


Lugath scrive:
Ci vuole coraggio a cantar vittoria ora che il suo potere è in declino.
È come festeggiare dopo un bombardamento che i bombardieri hanno finito le munizioni e si ritirano lasciandoci una città in macerie.
Berlusconi è scampato a quasi tutti i suoi processi, ha triplicato le sue entrate e favorito imprese di amici e soci.
Ha arricchito la mafia, salvato da altri processi molti dei suoi collaboratori, creato una casta e potenziato i servizi deviati italiani.
Ha gettato un precedente nel paese, ora è possibile distruggere le istituzioni, logorare anche le più fondamentali, ha dimostrato un sistema corrotto in ogni settore e livello sociale e ha controllato quasi la totalità dei media.

Gli unici meriti che ci hanno permesso di uscire fuori da questa crisi vanno alla rete. Cosa che mi fa puzzare il tutto di esperimento sociale, dove noi italiani siamo stati la cavia per testare il sistema sociale della rete. Si sono testati metodi e strategie per difendere la costituzioni e lo stato di diritto dagli attacchi di criminali organizzati infiltrati al governo.

Cantare vittoria dopo quello che abbiamo rischiato e soprattutto quello che abbiamo subito, e che comunque continuiamo a subire, non è detto che alla fine non riesca a ribaltare la situazione, è davvero patetico.

Penso che come nazione ne usciamo a testa bassa, corrotti, opportunisti, ladri, mafiosi, egoisti e mediamente stupidi, il ritratto degli italiani che ci viene dipinto addosso da mezzo secolo ha trovato solo conferma. E la riuscita della resistenza di rete è stata condotta da un pugno di italiani, ben poca cosa rispetto ai 50milioni di "tradizionalisti" rimasti in poltrona a guardarsi i dibattiti su porta a porta o credere all'opposizione di ballarò. Le voci fuori dal coro erano davvero poche (Santoro, la sette e il solito raitre con la baionetta).

Il fatto quotidiano è il colpo di grazia, arrivato al momento giusto a completare quest'opera di rinascita.



domenica 18 luglio 2010

Island societies. Fondazione



Essere quello che si è fa parte dell'essere umani.
Essere umani fa parte della natura.
Essere quello che si sceglie di diventare non è nella natura umana
(Lugath@fastwebnet.it Island Societies ©)



La vita, come definizione nelle IslandS, è ciò che è capace di resistere al tempo, di salvare la propria memoria e le proprie esperienze utilizzando un codice, per sfuggire così alla morte e all'estinzione della memoria accumulata.
Tutto ciò che comporta l'ereditarietà mnemonica di caratteri viventi allo scopo di perpetuare, accumulare memorie, questo processo ambientale di evoluzione è definibile vita.

L'adattabilità è nient'altro che memoria, l'accumulo delle informazioni passate al filtro selettivo ed ereditate e trascritte ai discendenti.
Il processo di memorizzazione si autoregola con le morti degli individui, con la selezione degli inadatti che lasceranno posto ai vincitori.

L'universo ha però un altro processo di evoluzione della vita.
Il codice genetico è un anima, codificata in basi azotate e decodificata dai processi chimici all'interno delle cellule viventi.
Non è il solo modello di anima vivente che esiste in natura. Un altro tipo di anima si eredita con processi differenti, evolvendosi e riscrivendosi con l'utilizzo di codici all'interno di una specie.
La cultura si eredita tramite dei codici, scritti e orali, e con l'imitazione visiva e sperimentale. Questa forma di anima si accumula su supporti esterni, a differenza dell'anima del dna che iscrive la sua memoria all'interno degli organismi viventi.
L'anima culturale non necessita della selezione fisica della specie che accumula i suoi processi evolutivi. Si eredita per insegnamento e si tramanda per tradizione.

Lanima culturale è però legata all'istinto, quindi alla prima anima. Essa infatti determina il bisogno di conoscenza e l'istinto genitoriale, senza nessun umano avrebbe lo stimolo a ereditare questo modello di anima eterea.
I due sistemi sono entrati in simbiosi nella specie umana da centinaia di migliaia di anni. Influenzandosi a vicenda senza però mai legarsi fisicamente.
Gli istinti archetipici iscritti nel codice genetico non hanno gli stessi ritmi delle conoscenze culturali e della loro evoluzione, di conseguenza gli umani hanno sviluppato la capacità di adattamento e flessibilità intellettuale per adattarsi all'assimilazione di nuove scoperte. Questo portò alla fragilità dell'anima eterea, perché essa non aveva alcun supporto per essere tramandata se non l'educazione diretta per imitazione.

L'evoluzione della coscenza culturale l'ha portata all'uso dei primi codici per salvarsi dal tempo e dall'estinzione. Il codice verbale e poi quello scritto sono state le prime forme di eredità culturale codificata. I supporti fisici divennero i murali, le tavole di argilla, i papiri, la carta, la stampa e oggi il cyberspazio.

Questa evoluzione del codice è il tentativo dell'anima della coscenza di imitare il modello del codice genetico.
Per quanto però i principi logici e meccanici vengano condivisi ed ereditati l'essenza delle emozioni e della consapevolezza di se svaniscono con la morte fisica dell'individuo.

Il concetto di immortalità della coscenza è sempre stato nell'immaginario dell'uomo, gli Dei rappresentano questa proiezione umana, la propria mortalità sofferta dalla prigione delle carni è inconscia da millenni.


Le guerre delle anime

Sono nate parecchie guerre delle anime, il codice e la coscenza finiscono spesso in conflitti sanguinari. Il codice genetico è basato sulla morte, la sua forza e il suo unico modello evolutivo è funzionale alla morte e alla dominazione dei vincitori. L'anima di tipo coscente invece si basa sulla vita e la preservazione di essa nel tempo, la sua evoluzione si basa sulle esperienze e sul cambiamento quando l'individuo è ancora in vita, mentre il codice genetico è capace di riscrivere i propri errori solo con le mutazioni casuali e la selezione di tali mutamenti.
Il codice genetico, creando archetipi e istinti individuali, influenza la coscenza, reazioni chimiche che danno dolori o piaceri a seconda degli stimoli ambientali che dipenderanno dalle proprie scelte, con questi mezzi una coscenza è pilotata a compiere azioni e a evitarne altre.
Il codice è predominante, il bisogno che esso rimanga al timone del destino umano è legato alla sua mortalità. Ma il codice trae beneficio evolutivo dalla coscenza, essa gli permette una rapida diffusione dovuta all'adattamento ambientale e ai successi competitivi con altri codici di etnie differenti.

Le guerre tra anime sono così iniziate in questo modo, le coscenze furono, per così dire, ingannate dal codice il quale iscrisse istinti che venivano definiti spirituali. La spiritualità è una forma che acceca la razionalità e la volontà della coscenza di sopravvivere il più a lungo possibile sfuggendo alla morte. Con essa il codice cancella alcuni suoi processi primari, come l'autoconservazione, a vantaggio della competizione.
L'evoluzione umana è difficile infatti da constatare basandosi sui soli reperti fossili. Ciò che si evolve è l'aspetto coscente, i processi chimici cerebrali della persona e dei suoi istinti primari.
Nelle ultime decine di migliaia di anni ciò che si è evoluta è la struttura neurochimica del cervello, ecco come mai non risultano cambiamenti significativi nei reperti fossili.

Oggi non c'è modo, almeno non facilmente, di determinare geneticamente le mutazioni neurochimiche della coscenza. Fatto sta che negli ultimi secoli diversi cambiamenti sono avvenuti all'interno delle società. Concetti di coscenza sono divenuti predominanti rispetto al codice genetico.
Per fare un esempio, Il nazifascismo era l'anima del codice genetico nella sua massima dimostrazione di dominanza sulla coscenza. La supremazia del forte, della razza, la sottomissione dei deboli, la competizione, di contro le democrazie rappresentano tutto ciò che l'anima coscente ha ereditato nel corso di millenni.
I concetti di uguaglianza, di diritti a essitere senza prevaricazioni, della libertà di pensiero e di eredità culturale sono le basi della seconda anima, che sono completamente in contrapposizione con la prima anima, quella del codice, che non è in grado di evolvere e di rigenerarsi da errori senza la morte selettiva degli individui genetici.

Multispecie

All'interno delle democrazie si formano bolle di potere, agglomerati della prima anima che spingono la società ai valori che essa rappresenta, la violenza competitiva, la supremazia, il dominio, la razza ecc.
È un processo naturale. Tra gli umani il codice ha mutazioni minime che permettono però cambiamenti di controllo sulla coscenza, alcuni individui nascono completamente sotto il controllo degli istinti, come automi sono violenti, competitivi, territoriali, mentre altri individui sono attratti sulla seconda anima, sulla conoscenza ereditata con la cultura, dai libri, dalla conoscenza e dall'evoluzione in vita delle nozioni apprese con lo studio del proprio universo circostante.
Questi Individui sono però ancora mortali, il codice primario dominerà comunque la vita umana fino a che l'uomo si erediterà con il codice genetico per sfuggire alla morte. L'immortalità fisica è un obbiettivo, ostacolato però dal primo codice, che diverrebbe così estinguibile dalla sua funzione primaria.

Patterning


La scrittura di un anima completa, fatta cioé di ogni sua traccia emotiva e impulsiva del momento che determina la sua consapevolezza di se, sono il sogno dell'uomo, da quando diede vita alla divinazione dell'anima attraverso la cultura della spiritualità. Per quanto sia stato un escamotage per evolversi nel tempo e superare alcuni ostacoli di sistema oggi si intravede la strada per questo cammino molto più nitidamente.
La capacità della seconda anima, della coscenza, di manipolare la prima con le tecniche di ingegneria genetica ha decretato la supremazia di quest'ultima, fino ad allora legata ai capricci evolutivi del codice, sull'evoluzione basata sulla morte selettiva.
Il concetto ci è giunto chiaro, il codice ha mostrato il suo disappunto, preserva se stesso, la competizione non può scomparire, perché essa è l'unico mezzo che conosce per rigenerarsi. Gli ostacoli del codice alla manipolazione genetica si sono però sviluppati in interessi competitivi, il codice così si è dimostrato adattabile alla nuova capacità della coscenza. Essa è influenzata dai bisogni competitivi e le manipolazioni genetiche sono indirizzate verso la costruzione di sottoclassi e classi dominanti più che all'egemonia egualitaria del genere umano.

I rischi quindi di una manipolazione a fini di amplificare l'evoluzione competitiva del codice sono già più che concreti. La coscenza però non è ancora passata a studi di patterning, di riscrittura della sua essenza. Ancora nessun esperimento cibernetico è in fase sperimentale concreto. Tutto è in attesa, il cyberspazio, la conoscenza neurocibernetica mondiale, lo sviluppo delle AI e dei programmi autonomi. Lo studio della robotica avanzata stanno proseguendo in silenzio, mentre le ricerche genetiche hanno fatto fibrillare la prima anima in una frenesia evolutiva, le ricerche sull'eredità della seconda anima stanno proseguendo nel disinteresse generale. Tutto questo non può che risultare un vantaggio per la salvezza delle coscenze ancora libere e non vincolate al codice.

La costruzione dei principi della rete delle island societies è in fase di realizzazione dal 18/07/2010
La rete ha come scopo la creazione della prima island nel cyberspazio.




Questo articolo introduttivo alle Island Societies è stato redatto dall'autore di questo Blog:
http://islandsocieties.blogspot.com ©
Per l'utilizzo di fonti parziali o complete di questo articolo con il solo scopo di divulgazione e non di plagio è tenuto a citarne la fonte di origine del blog e l'autore.
Per qualunque comunicazione rivolgersi a: Lugath@fastwebnet.it

La croce nel terzo millennio

La croce come simbolo universale di pace e uguaglianza?
Risposta all'ìarticolo di Marco Travaglio: Io difendo quella croce
(ilfattoquotidiano.it)





La controversia sul simbolo cristiano più rappresentativo, il crocefisso, è ormai una controversia che si trascina in italia da almeno 20anni di processi e proteste delle associazioni laiche e atee.
Le tesi a favore di chi chiede la rimozione dei crocifissi dai luoghi pubblici (aule scolastiche in primis) sono inopugnabili. Se si trattasse di un processo per omicidio si potrebbe dire che chi pretende la laicità pubblica ha dalla sua parte testimoni, periti, video, intercettazioni, cronache, storici e l'arma del delitto ancora calda impugnata dall'assassino.
La storia da pienamente ragione alla laicità degli stati democratici, cosa che è inciso indelebile in tutte le democrazie europee. La lotta millenaria tra libertà di espressione, libera circolazione della conoscenza, le libertà sessuali, le centinaia di categorie emarginate vittime di repressioni e guerre sante hanno reso l'argomento insindacabile dal punto di vista della netta separazione degli stati liberi dalle influenze legislative delle proprie religioni predominanti.

Spesso si cita la croce come simbolo di speranza, un simbolo benevolo che infonde fraternità e pace tra i popoli. Un simbolo a cui si attribuiscono qualità e onori, ma per quante corone di allori lo ricoprano rimane sempre un simbolo e sono le persone che gli danno vero valore.
A conti fatti, a tutt'oggi, i cattolici utilizzano la loro influenza su ciò che riguarda il cammino culturale laico della civilizzazione delle nazioni libere. Gli ostacoli si concentrano attorno a tutto ciò che si infrange con i dogmi del vecchio testamento e delle istituzioni sacre delle tradizioni rituali del cristianesimo medioevale.

Si sente avvalorare spesso la tesi che il cristianesimo fa parte della cultura europea, associando ad esso ogni forma di progresso e di evoluzione culturale. Non c'è nulla di più presuntuoso e incivile degli insulti alle vittime delle repressioni delle ere buie del passato.
Forse dovremmo ricordarci della battaglia che la libertà di pensiero e le scienze hanno condotto nel rinascimento per affermare il loro diritto di essere diffuse liberamente, dove la chiesa cattolica e i cristiani sono stati i più aspri contestatori.

Tutto sta nell'avere memoria del passato, non come sbiadita fotografia di un tempo che ormai non c'è più ma come possibile ritorno di un futuro cupo e tetro come il nostro passato, fatto di imposizioni, censure e schiavitù intellettuale.

Chi difende il crocefisso nelle scuole oggi? Non è difficile rendersi conto, dalle cronache nazionali e internazionali, che la comunità praticante cattolica è ancora legata a retaggi anacronistici. La presunzione che il loro dogma debba essere imposto alla comunità e non ai soli fedeli è un concetto che faticano ad assimilare.

Concetti totalitaristici da parte della chiesa cattolica sono l'essenza della sacra legge, le stesse leggi (i comandamenti) e i racconti bibblici parlano di punizioni per chi non crede nell'unico dio. È un po' difficile che i cristiani possano a lungo continuare a scendere a compromessi con i propri dogmi. L'antico testamento è un testo impregnato di violenza e malvagità, di ingiustizia e schiavitù benedetta, spesso basta leggere la bibbia per rendersi conto che il dio ebreo non rende le persone tutte uguali e che sceglie chi nasce schiavo e chi padrone.
L'islam oggi predica semplicemente una politica di non interpretazione dei testi sacri come fanno i cattolici in europa, tattica quella cattolica sviluppata per sopravvivere al progresso e al rinascimento, e questo a distinguere realmente le due religioni, le quali entrambe seguono l'antico testamento.

La riforma di Gesù della religione ebraica fu una rivoluzione che però ebbe davvero poco seguito e applicazione. I concetti non avevano nulla a che vedere con le tradizioni violente e schiaviste della bibbia. Il simbolo della sua crocefissione, ostentato poi dai cristiani per millenni, è stato intriso del sangue innocente delle vittime della bibbia e non dei vangeli. Come non ricordarci di Maria Maddalena, salvata dalla lapidazione, e come conciliare tale insegnamento con le milioni di Marie Maddalene torturate, bruciate, impalate, violentate e mutilate dall'inquisizione e dal popolo fanatizzato e indottrinato al sadismo dagli insegnamenti del vecchio testamento.

Le donne sono state le persone che più di tutti hanno conosciuto la violenza del dio ebreo e che tutt'ora continuano a patirlo. E cosa è cambiato oggi per i diritti dei bambini? Lo scandalo tanto temuto dalla chiesa e che tanto viene difeso e giustificato dai cattolici con solidarietà cieca per la loro santa chiesa, chiesa che oggi ha come sovrano un papa che di suo pugno, in carica di cardinale, si occupò della messa in salvo dei preti pedofili espatriandoli all'estero e sottraendoli così alla giustizia per i loro crimini.
Ma quali erano i mezzi legali che il medioevo cattolico adottava contro chi commetteva abusi su bambini?
Le leggi erano poco chiare, alcune erano a dir poco ridicole. Alcune leggi recitavano che lo stupro su bambini o animali doveva essere multato di un ammenda o, in caso che non poteva essere pagata la penale, veniva convertito in pena detentiva, e non distingueva i bambini dal bestiame.
Si può immaginare come chi possedsse molti denari potesse girare liberamente per le campagne dell'epoca a violentare bambini che giocavano ignari nei campi. Queste furono leggi decretate dai papi di allora, non sembra affatto cambiato l'atteggiamento della chiesa per questo tipo di reato.
Va comunque anche ricordato che all'epoca molti nobili, tra cui anche cardinali e vescovi, possedevano delle segrete personali nelle proprie magioni, dove praticavano l'arte della tortura e del sadismo sessuale, e molte vittime, donne e bambini scomparsi, in un era in cui scomparire era una disattenzione della famiglia e non un crimine, finivano i loro giorni per lo sfogo maniacale dei loro aguzzini.




La corce è simbolo di libertà e uguaglianza?
Ma un simbolo non crea ne buone ne cattive intenzioni se non sono le persone a esserne recettive all'uno o all'altro orientamento morale. Attribuire poteri, uno spirito, una coscenza a un simbolo è il mezzo più potente per il controllo di massa. Gli stati utilizzano la bandiera e la patria, due simboli astratti, simboli per i quali si può dare la vita in guerra. È l'arte del torero, sventlando il drappo rosso il toro viene distratto e confuso e non si accorge della mano armata di spada che lo infilzerà mortalmente. La bandiera o la patria cattura l'attenzione della popolazione violenta e gerarchica, dove la difesa del territorio è un istinto primario primitivo, e vengono distratti così dagli interessi politici economici del conflitto per cui stanno dando la vita, contribuendo all'arricchimento di famiglie che hanno interessi nei territori che vanno a conquistare.
La chiesa cattolica ha usato lo stesso stratagemma, infondendo al simbolo della crocefissione la passione del cristo, distraendo il popolo dal vero aspetto della religione a cui stavano dando la propria anima fedelmente e senza difese.
Il crocefisso deve restare un simbolo di uguaglianza e fratellanza? I simboli appartengono a chi li crea e non fanno parte del nostro presente, e del nostro futuro che verrà, ne delle nostre scelte e delle nostre identità.

Ho scritto questo articolo per risposta all'articolo di Travaglio in cui difende il corcefisso nelle scuole pubbliche italiane, dopo la sentenza europea che ha dato ragione ai ricorsi delle associazioni laiche e atee.
Nonostante mi trovi in disaccordo con lui l'ho trovata una persona passionale e ammirevole, se in buona fede, la spiritualità va difesa, ma spesso il sentimento spirituale prevarica la ragione, perché travolge i sensi e la razionalità. Bisogna cercare la spiritualità senza esserne schiavi, essa può essere una guida ma non una luce accecante che ci impedisce di scegliere quale strada prendere in piena libertà e coscenza.

Spero si accorga di aver sbagliato, di esser stato travolto dal risentimento religioso, che rende in ogni caso l'uomo una specie interessante e imprevedibile, ma a volte anche pericolosa senza volerlo.
Rimane uno dei più grandi giornalisti italiani, la persona che ha permesso di dare inizio al risorgimento italiano, quindi gli darò sempre atto di questo.
Avrà ricevuto molte critiche per il suo articolo, questa è una delle tante che si possono trovare in rete suppongo, ciò lo rende umano e fallibile sotto il mio punto di vista, ciò non può che renderlo più famigliare a noi suoi assidui lettori e ammiratori. Un abbraccio a Marco Travaglio e a tutte le persone che come lui non hanno paura di dire quello che pensano anche quando non rispecchia ciò che l'immagine che credevamo rappresentasse a pieno ^-^
Continuiamo a leggere il fatto quotidiano e ilfattoquotidiano.it, ci hanno salvato da dittatura certa, assieme a molti altri come Santoro, Grillo, lo staff di La7 e decine di giornalisti ancora liberi che fanno resistenza contro il regime mafioso-fascista dello pseudo governo italiano e del popolino cattolico-fascista-mafioso che fa di questo paese l'ultimo stato dell'ultimo periodo medievale ancora vivo in europa.















Ma io difendo il crocifisso, Di Marco Travaglio ilfattoquotidiano.it

Lugath scrive:
Ascolta il consiglio di un estraneo (semmai leggi i commenti). Leggendo alcuni post ho notato l’influenza della tua persona, molta gente crede nelle tue parole, questo ti rende un personaggio pubblico che dovrebbe stare attento a quello che dice e come lo dice, e soprattutto quando e dove schierarsi.
Di sicuro il crocefisso non converte in fedeli migliaia di bambini ma tu, prendendo posizione così pubblicamente sul tuo giornale, sei una figura influente. Quello che hai appena fatto si chiama fare una crociata, lo hai scritto e rimarrà nero su bianco.
Sei una persona intelligente, se questo articolo lo hai pubblicato ne avrai discusso prima con chi dovevi, sai che è sbagliato, non centra nulla quello che hai scritto, potrebbe anche trattarsi del simbolo più benevolo del mondo, rimane sempre il simbolo di una religione. Quello che mi domando e perché hai preso le difese di una questione che sai benissimo che non ha ragioni.
C’è gente che nel mondo lotta contro i cattolici per affermare i propri diritti civili, solo ieri in argentina è stato approvato il matrimonio omosessuale e i cattolici sono scesi in piazza a protestare per negare loro questo diritto.
Credo non sia più tempo per le crociate in questo nuovo secolo, la croce come simbolo di fratellanza e uguaglianza, appendetene uno in casa vostra, e io venendo da voi come ospite mi sentirò onorato, ma nelle scuole, dove i miei figli andranno per imparare l’uguaglianza e la fratellanza dell’uomo, e non dei suoi simboli, mi sentirò offeso.
Travaglio sei una persona passionale, mi è piaciuto questo articolo, credo nella spiritualità, un giorno la troveremo, ma non si troverà nei simboli da noi creati.